sabato 14 marzo 2015

Erasmus: Progetto di vita







Nella trattazione della mia esperienza voglio partire da un assunto che proverò ad esplicare nel corso dell'articolo: <<i benefici legati a questa esperienza creano una rete capillare di diffusione delle conoscenze e di apertura mentale che genereranno un benessere diffuso per l’intera società>>.
Per cominciare vorrei sfatare un po’ di falsi miti collegati all’ esperienza Erasmus: che sia una perdita di tempo “per chi vuole rimanere in regola con gli esami”, che sia una “vacanza spesata”, che sia “una scorciatoia per superare prima gli esami più difficili”. Ho sentito veramente tante storie durante questi anni, di persone che superavano gli esami stando beatamente sdraiati sulla spiaggia ad abbronzarsi o che venivano trascinate fuori di casa (quasi controvoglia) per prendere parte all’ ennesimo party con ubriacatura annessa e numero infinito di partecipanti e così via. Bene, tutto questo è Erasmus, ma  non è l’Erasmus.
I suoi punti di forza risiedono nel fatto di mettere in contatto persone di nazionalità differente e di costringere ragazzi e ragazze a mettere alla prova sé stessi. Finché si vive in un contesto che è praticamente sempre lo stesso da quando si nasce, non ci si rende fattivamente conto delle infinite possibilità che esistono in un contesto globalizzato e che ci resteranno per sempre precluse se ad un certo punto della vita non ci si decide a prendere l'iniziativa.


In primo luogo il piacere di sperimentare uno stile di vita completamente nuovo e di ricominciare tutto da capo. La sensazione è quella di vivere una vita parallela, con tutti i contorni della vita che conosciamo ma in una dimensione del tutto nuova. Le attività sono le stesse che svolgiamo da sempre: alzarsi la mattina per andare all’ università, fare la spesa, andare in palestra, al cinema e magari, arrivati alla sera,  bere un drink con gli amici. Tutto però assume un colore diverso: sono diversi gli orari, le persone che incontriamo per strada o alla fermata del bus, il modo in cui si trascorrono le serate e perfino i prodotti che troviamo al supermercato. Dapprima tutto fa paura perché è sconosciuto, ma, dopo, diventa così familiare che quasi non noti più le differenze con la vecchia quotidianità. E, credetemi, arrivati all'epilogo, quando prepari i bagagli per ritornare, si fa davvero fatica a lasciarsi tutto alle spalle. Resta per sempre nel cuore il ricordo di una esperienza unica, non replicabile, vissuta con determinate persone in quei determinati luoghi, per cui nemmeno ritornando lì a breve distanza di tempo sarà tutto esattamente come lo si era lasciato.
Altrò tabù da sfatare, visto alla partenza come una chimera, è quello della comunicazione. Dal punto di vista della lingua(quale essa sia), per conoscere un idioma straniero, nessuna esperienza è migliore della totale immersione nel Paese di riferimento. Certo, partire padroneggiando l'abc della lingua di destinazione ha dei vantaggi iniziali non indifferenti, ma nella maggior parte dei casi una discreta conoscenza della lingua inglese permette di integrarsi senza grandi difficoltà. E non è nemmeno necessario “tenere alla larga gli Italiani” come ho sentito fare da alcuni, anzi, “sentire aria di casa” fa bene ogni tanto perché ci si ritrova a consolarsi a vicenda in quei rari momenti in cui ci si sente attanagliati dalla nostalgia di casa.
Last
but not least, nella mia personalissima esperienza hanno rivestito un ruolo fondamentale i viaggi (spesso è la stessa università che si occupa di organizzare visite e spostamenti). Quante volte vi capita di trascorrere fuori la maggior parte dei week end in un semestre? Per me era un must”! E quanto mi manca oggi quell'anelito di conoscenza che mi portava ad esplorare innumerevoli città e paesaggi... Generalmente ci si organizzava tra amici Erasmus e si partiva alla scoperta delle meraviglie che aveva da offrire il nuovo Stato. Indescrivibile il piacere di cenare ogni sera con una persona di nazionalità diversa, oggi un russo, domani un americano e poi un francese e così via. Le possibilità di scambio interculturale e di arricchimento personale erano infinite. Ho scoperto i pregiudizi che esistono tra gli Americani del Nord e quelli del Sud, come vivono i ragazzi della mia età in Cina, i piatti tipici che si mangiano in Thailandia, e così via. Tutte informazioni che di per sé possono rimanere fini a sé stesse, ma che, nell’ insieme, contribuiscono ad arricchire la cultura generale dell’individuo e soddisfano la propria curiosità.
Conosco anche persone che hanno avuto esperienze negative in Erasmus, ma sono davvero una fetta ristretta: un ruolo importante lo riveste la soggettività della capacità di adattamento e la ragione che spinge a partire. L' unica motivazione iniziale deve essere, a mio parere, quella di fare una esperienza di studio diversa da quella che si è fatta fino ad allora e,
personalemte, mi sono integrato alla perfezione fin da subito con le logiche di un sistema un po' diverso nella forma ma non nella sostanza.
C’è da dire ancora che in Erasmus, paradossalmente,  si imparano anche ad apprezzare cose che prima si disprezzavano o non si valutavano abbastanza della propria città e della propria vita. C’è chi ritorna a casa con la rinnovata convinzione che la propria città non sia poi così male se paragonata a quelle che ha visitato; c’è chi scopre che non potrà mai sostituire la cucina di casa con nient’altro al mondo o chi impara a dare nuovo valore agli usi e costumi della propria Nazione perché si rende conto che non potrebbe mai adeguarsi ad uno stile di vita diverso. Io personalmente ho cominciato a vedere e valutare positivamente le potenzialità di una città come Trapani che non ha eguali al mondo (chi può fregiarsi di avere il mare in pieno centro storico?!) e che, purtroppo, per incuria, apatia e mala gestione, viene perennemente vituperata e sacrificata.
Finché non si sperimenta, però, non si può mai parlare di nulla con reale cognizione di causa, perché ogni esperienza è a sé stante, ciò che non fa impazzire una persona può piacere moltissimo ad un’altra, ma ciò che accomuna tutti gli studenti che hanno vissuto l’Erasmus è che questo genera uno scambio interculturale che dovrebbero fare tutti, almeno una volta nella vita. L'auspicio è che verranno stanziati sempre più fondi dall’Unione Europea e dalle istituzioni competenti affinché tutti possano godere di tale opportunità che non è paragonabile a nient’altro dal punto di vista della formazione culturale e dell'arricchimento personale.
Avevo tante paure prima di partire, di morire di solitudine, di non capire nulla durante le lezioni, di perdermi durante le contrattazioni per aprire un conto in banca, di allontanarmi dalle persone più care che lasciavo in Italia. Lasciate perdere tutte queste storie, perché tutto verrà da sé nel modo più naturale possibile, e tuffatevi in questa nuova esperienza con una certezza: non sarete più gli stessi dopo, avrete arricchito il vostro background di vita e il vostro curriculum professionale (l’Erasmus è una delle voci che viene apprezzata di più, in quanto dimostra l’apertura mentale e la capacità di adattamento e
problem-solving dell’individuo) con una esperienza che resterà per sempre viva e insostituibile nei vostri ricordi, che vi regalerà tantissimi amici sparsi per tutto il mondo (nuovi punti di riferimento per continuare a viaggiare) e un bagaglio di ricordi e di emozioni da cui non saprete mai più separarvi!

D.G

2 commenti:

  1. Sono in Erasmus e posso confermare tutto ciò che è stato scritto !!!!!!!!! Esperienza unica, indescrivibile!
    Spero che tutti avrete la possibilità di farlo!

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    1. Grazie per il tuo commento e del consiglio che dai a tutti i nostri lettori!

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